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RIPORTARE L’UOMO AL CENTRO ATTRAVERSO L’ARCHITETTURA.

UN VOLUME DI THE PLAN DEDICATO A 3NDY STUDIO PER RACCONTARNE STORIA E PROGETTI

La missione è quella di «emozionare. Ogni progetto deve essere immaginato come se fosse un’opera d’arte da abitare, in quanto l’arte è quella condizione umana dove a chiunque è concesso specchiarsi con la propria anima»; ma il vero obiettivo è quello di costruire «un pezzo di città pubblica», partendo da un quesito preciso: «Un edificio, oltre a soddisfare le esigenze privatistiche di un committente, quale beneficio pubblico produce?».

È per lasciare una traccia di tutto questo, del proprio approccio all’architettura – calata soprattutto nel territorio veneto – ma anche del proprio percorso di nascita e di crescita come realtà internazionale, che 3ndy Studio si è voluto raccontare in una monografia curata da THE PLAN, del Gruppo Maggioli, dal titolo We are trendy. In 160 pagine per 16 progetti, si susseguono le testimonianze di committenti, artisti e fotografi che hanno avuto occasione di incontrare gli architetti dello studio di Vigonovo – fondato da Marco Mazzetto e da Alessandro Lazzari nel 2002 e al quale si è aggiunto nel 2007 Massimiliano Martignon –, come Giorgio Milani, Fernando Guerra, Paolo Simoni e Stefano Amerio.

«Ciò che in generale è interessante del lavoro dello studio – ha scritto il professore e critico Valerio Paolo Mosco nella sua prefazione al volume – è proprio la volontà di testimoniare, in un ambiente almeno fino a pochi anni fa del tutto ostile, le ragioni di un’architettura moderna, ma operando in essa una trasmutazione tale da poterla calare nei luoghi specifici. Questa volontà ha il valore di un progetto: progetto inteso nel senso più vasto del termine, ovvero come promessa di futuro».

Tra i progetti più significativi, di certo il recupero del Palazzo di Vigonovo, che ha visto la stretta collaborazione con Giorgio Milani e Philippe Daverio. Suo simbolo è l’opera d’arte Eco di passi nella memoria, firmata da Milani per ricordare la vecchia pelle dell’edificio attraverso una quinta scenica costituita da 190 pannelli di acciaio Cor-Ten con migliaia di lettere dell’alfabeto incise.

«La piazza è il luogo del dialogo per eccellenza – ha scritto nel proprio contributo l’artista stesso –, è forse per questo che i miei lavori, che si basano sulla parola, si prestano a essere impiegati in spazi pubblici. Lavorare in uno spazio pubblico è molto diverso rispetto al lavoro che un artista produce nel proprio studio. Significa prendere parte a un’attività corale insieme a progettisti di varie competenze e sensibilità, avere rapporti con committenti pubblici e privati, con artigiani sapienti da cui spesso c’è solo da imparare».

E proprio questo valore riconosciuto ai rapporti umani e alle relazioni tra varie figure professionali è il motore di tutta l’attività di 3ndy Studio, dalla ricucitura di un tessuto sociale a quella revisione urbanistica capace di pensare spazi e funzioni prima ancora che forme e standard. Non è un caso se una delle loro maggiori sfide sia quella di creare un’alleanza con le pubbliche amministrazioni che consenta di co-pianificare un’area attraverso la progettazione puntuale di un edificio. Questo vale per i luoghi pubblici, ma vale anche per le tante residenze firmate e progettate (Casa Roca, Diamond Tree, The Frag per citarne alcune presenti nella monografia) o per gli edifici industriali o uffici (come Faeda).

«Negli ultimi anni, tre elementi hanno contribuito ad accelerare l’affermarsi del nostro modo di intendere il percorso creativo e progettuale – hanno aggiunto gli architetti –: la pandemia di Covid, una rinnovata e profonda coscienza ambientale e l’esplosione inflattiva dei costi al consumo delle forme tradizionali di approvvigionamento energetico». Da qui una nuova importanza alle abitazioni private con spazi adeguatamente pensati, collocazioni rispondenti a una coscienza ambientale ma anche funzionale, presenza di moderne tecnologie di efficientamento energetico e di autoproduzione.

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